Si è Staccato !! l’Iceberg più grande della Liguria !

Quel gigantesco iceberg si è staccato dall’Antartide

È più grande della Liguria, era tenuto attaccato alla Penisola Antartica da una stretta sezione di ghiaccio che ora si è spezzata

Un enorme iceberg di quasi 6mila chilometri quadrati (più grande della Liguria) si è staccato dalla costa orientale della Penisola Antartica, l’estremo settentrionale del continente che si protende verso le coste del Sudamerica. Il distacco, atteso da settimane, è stato annunciato dai ricercatori del progetto MIDAS ed è in attesa di ulteriori conferme da parte dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), che da tempo tiene sotto controllo l’area con i satelliti. L’iceberg che si è formato è tra i più grandi mai osservati nella storia dell’uomo e ha modificato in parte la geografia della Penisola Antartica. Fino a pochi giorni fa, la grande massa di ghiaccio era tenuta attaccata al continente da uno strato ampio circa 5 chilometri. Stando alle rilevazioni, ora l’iceberg non è più vincolato al resto della Penisola e dovrebbe iniziare lentamente ad andare alla deriva, galleggiando nell’antistante Mare di Weddell.

 

Il nuovo iceberg si è originato da una delle più grandi piattaforme glaciali dell’Antartide, la sezione C della piattaforma Larsen. L’area è stata oggetto di numerose ricerche e analisi, in seguito alla formazione di una vastissima e profonda crepa lunga più di 190 chilometri. La sezione C della Penisola è ora più piccola del 10 per cento, cosa che comporta quindi un cambiamento sensibile nel profilo della costa e più in generale nella geografia dell’Antartide. Con i suoi 5.800 metri quadrati, il nuovo iceberg è tra i 10 più grandi mai osservati ed è circa la metà del B-15, la gigantesca formazione di ghiaccio che nel 2000 si staccò dalla Barriera di Ross, la più grande piattaforma glaciale nel sud dell’Antartide (è grande più o meno quanto la Francia).

Le rilevazioni più accurate intorno alla formazione del nuovo iceberg sono state effettuate dall’ESA grazie agli strumenti di CryoSat-2, un satellite lanciato nel 2010 per tenere sotto controllo l’estensione e le variazioni dello spessore degli strati di ghiaccio ai poli. Il satellite ha particolari sensori per calcolare la profondità raggiunta dagli iceberg, la cui porzione più grande di ghiaccio resta sott’acqua. Dall’orbita terrestre, CryoSat-2 usa i suoi radar per misurare la porzione emersa dell’iceberg: applicando poi alcuni modelli matematici è possibile ricostruire con precisione il volume complessivo del blocco di ghiaccio.

Il satellite CryoSat-2 in un’elaborazione grafica (ESA)

I ricercatori dell’ESA stimano che la parte emersa sia alta circa 30 metri, quanto un palazzo di una decina di piani. Lo spessore medio dell’iceberg è stimato in 190 metri, con punti massimi intorno a 210 metri. Conoscerne dimensioni e caratteristiche è importante per prevedere come si potrebbe muovere e verso quale direzione, soprattutto per garantire la sicurezza delle rotte commerciali vicine all’Antartide.

Il grande spessore del ghiaccio potrebbe comunque ostacolare la deriva dell’iceberg. Le acque intorno alla Penisola Antartica sono relativamente basse, quindi l’enorme massa di ghiaccio si potrebbe incagliare sul fondale e restare a lungo bloccata a poca distanza dal punto in cui si è staccata. Grazie alle rilevazioni satellitari, i ricercatori conoscono l’andamento del fondale marino intorno alla Penisola e possono quindi prevedere quanto lontano potrà andare l’icerbeg, a seconda della sua deriva. Succede spesso che gli iceberg si incaglino, restino fermi per un po’, ruotando lievemente su loro stessi, prima di riuscire a superare le asperità del fondale e raggiungere acque più profonde. Un iceberg di dimensioni così grandi potrebbe impiegare molti mesi prima di riuscire ad andare oltre i bassi fondali del Mare di Weddell.

Al momento i ricercatori non escludono la possibilità che l’iceberg resti in prossimità del punto in cui si è staccato, formando una sorta di isola ghiacciata permanente nel Mare di Weddell. È già successo in passato che altri iceberg, seppure più piccoli, si fossero incagliati senza possibilità di proseguire la loro deriva nel medio periodo, diventando parte integrante della superficie ghiacciata che contorna la Penisola a oriente. Il nuovo iceberg si trova comunque in una posizione che potrebbe favorire il suo passaggio in una delle correnti che spingono verso nord, oltre l’Antartide.

È an abbia avuto un ruolo diretto nella formazione del nuovo iceberg: grandi pezzi di ghiaccio si distaccano di continuo dall’Antartide, in un processo ben noto ai ricercatori.

 

A one trillion tonne iceberg – one of the biggest ever recorded – has calved away from the Larsen C Ice Shelf in Antarctica. The calving occurred sometime between Monday 10th July and Wednesday 12th July 2017, when a 5,800 square km section of Larsen C finally broke away. The iceberg, which is likely to be named A68, weighs more than a trillion tonnes.  Its volume is twice that of Lake Erie, one of the Great Lakes.

Map of Larsen C, overlaid with NASA MODIS thermal image from July 12 2017, showing the iceberg has calved
NASA Suomi VIIRS panchromatic image from July 12 2017, confirming the calving

The final breakthrough was detected in data from NASA’s Aqua MODIS satellite instrument, which images in the thermal infrared at a resolution of 1km, and confirmed by NASA’s Suomi VIIRS instrument.

The development of the rift over the last year was monitored using data from the European Space Agency Sentinel-1 satellites – part of the European Copernicus Space Component. Sentinel-1 is a radar imaging system capable of acquiring images regardless of cloud cover, and throughout the current winter period of polar darkness.

The iceberg weighs more than a trillion tonnes (1,000,000,000,000 metric tonnes), but it was already floating before it calved away so has no immediate impact on sea level. The calving of this iceberg leaves the Larsen C Ice Shelf reduced in area by more than 12%, and the landscape of the Antarctic Peninsula changed forever.

Although the remaining ice shelf will continue naturally to regrow, Swansea researchers have previously shown that the new configuration is potentially less stable than it was prior to the rift.  There is a risk that Larsen C may eventually follow the example of its neighbour, Larsen B, which disintegrated in 2002 following a similar rift-induced calving event in 1995.

Professor Adrian Luckman of Swansea University, lead investigator of the MIDAS project, said:

“We have been anticipating this event for months, and have been surprised how long it took for the rift to break through the final few kilometres of ice. We will continue to monitor both the impact of this calving event on the Larsen C Ice Shelf, and the fate of this huge iceberg.

The iceberg is one of the largest recorded and its future progress is difficult to predict. It may remain in one piece but is more likely to break into fragments. Some of the ice may remain in the area for decades, while parts of the iceberg may drift north into warmer waters.

The recent development in satellite systems such as Sentinel-1 and MODIS have vastly improved our ability to monitor events such as this.”

The Larsen C Ice Shelf, which has a thickness of between 200 and 600 metres, floats on the ocean at the edge of The Antarctic Peninsula, holding back the flow of glaciers that feed into it.

Researchers from the MIDAS Project have been monitoring the rift in Larsen C for many years, following the collapse of the Larsen A ice shelf in 1995 and the sudden break-up of the Larsen B shelf in 2002.  They reported rapid advances of the rift in January, May and June, which increased its length to over 200 km and left the iceberg hanging on by a thread of ice just 4.5 km (2.8 miles) wide.

The team monitored the earlier development of the rift using a technique called satellite radar interferometry (SRI) applied to ESA Sentinel-1 images. While the rift is only visible in radar images when it is more than 50m wide, by combining pairs of images, SRI allows the impact of very small changes in ice shelf geometry to be detected, and the rift tip to be monitored precisely.

Dr Martin O’Leary, a Swansea University glaciologist and member of the MIDAS project team, said of the recent calving:

“Although this is a natural event, and we’re not aware of any link to human-induced climate change, this puts the ice shelf in a very vulnerable position. This is the furthest back that the ice front has been in recorded history. We’re going to be watching very carefully for signs that the rest of the shelf is becoming unstable.”

Professor Adrian Luckman of Swansea University added:

“In the ensuing months and years, the ice shelf could either gradually regrow, or may suffer further calving events which may eventually lead to collapse – opinions in the scientific community are divided. Our models say it will be less stable, but any future collapse remains years or decades away.”

Whilst this new iceberg will not immediately raise sea levels, if the shelf loses much more of its area, it could result in glaciers that flow off the land behind speeding up their passage towards the ocean. This non-floating ice would have an eventual impact on sea levels, but only at a very modest rate.

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2 Comments
  1. Johnc911 Rispondi
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    • Charlie Rispondi
      thanks I follow the climate change forever, inhabited in a place where I saw the snow disappear in a few years, I am an underwater, at sea what happens is even more serious

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